di Saverio Simonelli –
Il giorno 22 maggio 2014, presso la Biblioteca dell’I.I.S. Telesi@, si è tenuta la Tavola rotonda organizzata dai docenti dell’Istituto Angelo Mancini e Carmine Collina: “Cesare Beccaria, 250 anni da Dei delitti e delle pene. Diritti umani e nuova etica sociale”. Hanno partecipato in qualità di relatori il prof. Felice Casucci, docente dell’Università del Sannio, il dott. Silvio D’Aloia, giudice di pace, il dott. Salvatore Esposito, Mediterraneo sociale scarl e il prof. Carmine Collina.
Dopo i saluti della Dirigente Domenica Di Sorbo, i presenti sono stati immediatamente proiettati nel vivo del tema dal Prof. Felice Casucci, che ha focalizzato il proprio intervento sul movimento Illuminista settecentesco e sul modo completamente nuovo di concepire il colpevole di un delitto, soffermandosi sulle opere di intellettuali come Pietro Verri, Cesare Beccaria e Alessandro Manzoni. L’idea di etica sociale scaturita dalle figure di questi intellettuali venne successivamente ripresa da Romagnosi, Cattaneo, Mazzini e, soprattutto, Turati. Grazie al pensiero illuminista, oggi i condannati sono considerati al pari di tutti gli altri esseri umani e, in quanto tali, dotati di tutti i diritti inalienabili dell’uomo. Quest’idea rivoluzionaria si fonda sul concetto di etica della responsabilità e sul rispetto dei diritti umani. Il Professore ha quindi riportato l’attenzione sul danno inaccettabile che l’uso della tortura in ambito processuale apporta all’intero sistema giuridico.
Nel successivo intervento, il Giudice di Pace Silvio D’Aloia ha contestualizzato l’opera di Beccaria in un ambiente ben più ampio, ricollegandosi alle leggi costituzionali americane: Thomas Jefferson, James Madison e i padri fondatori degli Stati Uniti d’America, dopo aver letto il testo di Beccaria direttamente in Italiano, ne trassero spunto per stendere la propria Costituzione. Ha quindi citato Paolo di Tarso, Galimberti e Calamandrei e ha sottolineato la necessità di ripudiare la tortura come strumento per estorcere confessioni.
Il Dott. Salvatore Esposito ha invece analizzato tre aspetti dell’opera e del pensiero di Beccaria: l’aspetto storico, quello etico-culturale e quello teoretico. Ha inoltre raccontato della propria esperienza con i minori accusati di uno o più reati, incentrando il proprio discorso sull’importanza dell’istruzione nella vita dei giovani e sull’implicito “patto etico” , molte volte disatteso, che dovrebbe essere stipulato fra educatori e giovani. Ha concluso il proprio intervento con la lettura di un passo del “Discorso sulla costituzione” di Piero Calamandrei del 26 gennaio 1955: “Quando io leggo nell’art. 2, ”l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, o quando leggo, nell’art. 11, “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”, la patria italiana in mezzo alle alte patrie, dico: ma questo è Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour; quando io leggo, nell’art. 5, “la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate,”l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica” esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all’art. 27, “non è ammessa la pena di morte”, ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani.”
Dopo un interessante dibattito tra i relatori e il pubblico, la Tavola rotonda è terminata con un excursus del Prof. Collina sull’Archeologia Pubblica Sociale e l’Archeologia di Comunità: l’Archeologia si realizza solo quando gli studiosi e le istituzioni sottoscrivono un rapporto di responsabilità che permetta ad entrambi di valorizzare i siti storici e l’ambiente circostante, coinvolgendo l’intera comunità e spingendola ad attivarsi per rendere vivo ogni museo archeologico.









