Dopo diversi incontri con il professore Felice Casucci all’Università di Benevento, la lezione di oggi, 10 novembre, ha affrontato un tema diverso da quelli che abbiamo visto nelle lezioni precedenti. Invece di un tema strettamente legato al mondo del diritto e della giurisprudenza, il teologo Paolo Moretti ci ha presentato una questione di interesse prettamente filosofico. La domanda che ci ha posto, appena preso in mano il microfono è stata: “Vi sentite di stare bene nel vostro corpo?”, introducendo una lezione nella quale ha spiegato le diverse visioni che si possono avere su cosa è il corpo.

Avere un corpo o essere in corpo? Tutti gli studenti ricorderanno questa domanda dalle lezioni di filosofia al liceo; perché, dal platonismo al Cristianesimo, uno dei temi più affrontati dai filosofi è stato proprio questo. Tantissimi filosofi, sociologi e teologi hanno dato una propria risposta a questa domanda, ma invece di sentire il susseguirsi cronologico delle idee di vari pensatori, oggi, abbiamo affrontato il tema completamente sul piano personale. Invece di una lezione di storia, questo di oggi è stato un dibattito su quale posizione è la più morale, etica, e veritiera.

La lezione si è basata su due specifiche interpretazioni di questa questione: una, secondo la quale noi siamo proprietari dei nostri corpi, e abbiamo diritto di usarli a nostro piacimento, e una seconda, più legata alle tradizioni religiose, secondo la quale il corpo non è altro che espressione dell’anima, e pertanto  deve essere protetto e rispettato.

Il professore si è presentato molto critico nei confronti della prima visione di corpo. Questa idea di corpo come proprietà della persona, in una società come la nostra – ossessionata dalle app per il fitness e dai negozi di cosmetici – rappresenta, per lui, un esempio di crisi dei valori; elogiando uno spietato utilitarismo e individualismo. Il professore ha cercato di tirar fuori l’opinione di noi studenti, e per fare ciò, ha espresso delle opinioni abbastanza contestabili e provocatori  su temi quali il divorzio, l’aborto e la legalizzazione delle droghe leggere, usando questi elementi del mondo del diritto come esempi dello stesso individualismo causato da una visione dualistica di corpo e anima. Questa visione può, in effetti, portarci a vedere il nostro corpo come oggetto e potrebbe causare una autodeterminazione egoistica che si allontanerebbe da qualunque pensiero etico e morale; ed è qui che Paolo Moretti ci ha posto una serie di provocazioni riguardo a quale sia, realmente, la visione più giusta di corpo.

La sua risposta, ce l’ha data con una visione del corpo come espressione dell’io, secondo la quale, qualunque attacco al corpo sarebbe un attacco alla persona. Questa è la visione più comune nella maggior parte delle religioni e tradizioni classiche, espressa benissimo anche in molte opere artistiche, come i nudi greci, dove le forme stesse del corpo umano rappresentano i valori posseduti da una persona. E’ espressa anche nelle visioni misogine del corpo femminile che si trovano spesso nelle religioni occidentali. Nel mondo del diritto; questo concetto è ben visibile anche nei diritti fondamentali delle persone, in quanto, la tutela del corpo è tutela dell’individuo stesso. Le leggi che vietano il traffico di organi, o che impediscono di usare il corpo come oggetto di guadagno, sono degli esempi che il prof Moretti ha usato per mostrare appunto questo secondo modo di vedere il corpo. Ci ha mostrato anche un esempio letterario di questo pensiero, con un passaggio dal libro “Sei a casa” di Beatrice Pozzo, nel quale la scrittrice racconta come il corpo spiega ciò che la mente non  sempre riesce a spiegare, usando le sue parole “il corpo sa e sente, prima della mente”.

Questa è stata una lezione centralizzata su un tema di carattere etico e filosofico, usando il diritto e la letteratura solo per l’esposizione di un particolare punto di vista, lasciando a noi ascoltatori la totale libertà di scegliere quale posizione prendere.

Secondo me questo è proprio rappresentativo del progetto che stiamo svolgendo all’UniSannio. Il corso che stiamo seguendo, ci sta dando la possibilità di ascoltare e relazionarci con persone di ideologie e professioni diverse da quelle a cui siamo abituati, che con l’aiuto della letteratura e del diritto ci stanno aiutando a formare opinioni personali sui temi più discussi e comuni di questo momento. Proprio questa è forse una delle cose più impostanti che la scuola può aiutarci a fare.

Roger Esposito